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VERGOGNA
VICENZA. Patrimonio vergognoso dell’UNESCO
performance collettiva di disinstallazione temporanea
dell’ex Base Dal Molin
 

2,5 km
100 persone
100 fumogeni da segnalazione
una nuvola di fumo rosso sul perimetro
sud della nuova base militare di Vicenza
uno sconfinamento
una disinstallazione temporanea
una performance di contrasto
per alimentare il nostro immaginario
senza retrocedere di un passo di fronte
alla volgarità politica che ha trasformato
una città culturale in una città militare

 

POST OPERA
«Il flusso? Il fumo?
Avete presente l'incenso nel rito funebre cristiano o nella ritualità pagana? È una preghiera. Un linguaggio arcaico e universale. Più che mai contemporaneo su di una base di morte. È un lamento di vergogna e dolore. Un crying shame, come ha scritto un'amica americana che vive qui da trent'anni.
Per noi è una preghiera della terra e delle persone. [...]
È un'opera di flusso. Organico. Una vera opera-azione, costruita con mesi di relazioni a tutti livelli (dagli uffici - al plurale - della questura al contadino-proprietario dei campi, passando per decine di persone dei movimenti), ipotizzando un percorso, una configurazione, sia per l'opera nel suo fatto geo-grafico, sia per la città e gli amici che vi partecipano.  [...]
Sai cos'è la forza dal punto di vista concettuale, artistico, che interessa a voi? Sul piano estetico ed etico? Che l'estetica, indubbia e meditata, sparisce in pochi minuti, e resta l'etica. La formulazione. Scompare la parte estetica - un semplice escamotage, effetto, per attirare i sensi - e rimane la parte etica. Il percorso, la memoria di quanto fatto. Dentro di noi. E questo serve per andare avanti nella nostra lotta, ricerca.
Il resto, l'estetica non di flusso, l'apparenza diventata solida, lo spettacolo e gli spettatori, i giornalisti e la stampa servile, è roba da mercanti. O no?! :-) »

Da un dialogo dell'autore con un paio di amici artisti classicamente in(o de?)-formati poche ore prima dell'azione e qualche ora dopo.

QUI sotto le icone per accedere alla GALLERIA
Vicenza 08 12 12 VI 100 fumogeni rossi No Dal Molin   © Vito Tullio Galofaro

 

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Formulazione in forma di Lettera, a varie persone
Monte Berico, domenica 30/09/2012
Giornata Europea del Patrimonio
:-[ non festeggiata dal VENETO, v. in calce il CS ]-:

 

Gentile amico di Vicenza, cara amica,

 
le Dolomiti – un passo oltre – pochi mesi dopo essere divenute patrimonio mondiale dell’umanità, hanno visto una corsa sfrenata per accappararsi logo, sede e giurisdizione. Finalmente anche loro hanno un marchio per essere distinte come merce. Così sembra. Soprattutto se a parlare sono persone che non hanno mai messo né mani né piedi sulle rocce verticali delle Dolomiti. Costoro sperano in una ricaduta economica più che nella salvaguardia del patrimonio. Una conseguenza economica viziosa, se così fosse.

Un passo breve. Vicenza, che nel 1994 ha ricevuto questo marchio per meriti storico-culturali, meriti che avrebbero potuto generare conseguenze economiche virtuose, ha venduto la sua virtù in cambio di non si sa bene cosa. Compensazioni? Ecomonia di genere? Turismo paramilitare? La virtù di Vicenza è stata l’urbanesimo, di cui si voleva fosse esempio al mondo, e il lascito Palladiano. Sappiamo com’è andata.

Un passo oltre. Non c’è libro delle Dolomiti – ne sono usciti a frotte – che non riporti la dicitura Patrimonio Mondiale Naturale dell’UNESCO. Le copertine sembrano dire: “Venite tutti a consumare le Dolomiti!”, visto che sono pensate per i turisti di transito veloce, dotati di mezzi e vincolati da questi, non tanto per i camminatori, gli alpinisti o gli ecursionisti, meno che meno per i montanari, gli abitanti, i pastori, i malgari. L’UNESCO, comunque e ovunque, è per principio, o di principio, o al principio, un bene. Ma non sono in grado di dire se il Patrimonio UNESCO per la complessità delle Dolomiti è bene o male. I primi segnali sono negativi. Marchio e sede contesi; libri strenna ritirati e riposizionati, griffati, dagli editori; esasperazione del facile accesso e dell’immagine di superficie, del mordi e fuggi; rifugi che diventano alberghi.

Un passo breve. Se dovessi considerare seriamente il caso di Vicenza non so a cosa sia servito il marchio UNESCO o quale esempio possa essere stata Vicenza per il mondo. Vicenza venti anni fa era una cosa. Ora è una città deformata. Meglio, deprivata. L’intorno e i dettagli sono bellissimi. Il mezzo è liquefatto, mediocre, deforme. E avanza; rompendo ogni corrispondenza tra superficie e interiorità, ogni concreta verità su questa spaesata città. L’UNESCO, in quanto antidoto e valorizzatore, è dunque servito a niente. Le conseguenze virtuose qui non si sono mai viste. Si continuano a fare festicciole, teatrini, celebrazioni scialbe, pedemontane, installazioni militari, capannoni marzottiani, banche impopolari. La Base Hullweck-Variati (ex Dal Molin, Del Din per gli insabbiatori, Nosiglia-Zonin per i veri cristiani) è lunga due chilometri e dista la stessa misura dalla Basilica Palladiana. Ora qui fanno da Raffaello verso Picasso. Bene. Io co/stringerei tutti i visitatori a fare, usciti dalla mostra, Dall’ex Dal Molin verso Site Pluto, passando per Caserma Ederle, deviando sul Tormeno, per sbucare a destinazione. Una full immersion (espressione non a caso angloamericana, subacquea) di passeggiata artistico-militare, con in mezzo Villa La Rotonda, a complemento di un percorso culturale che chiude con doverosa visione d’insieme la tangibile arte contemporanea che distingue Vicenza. Un passo oltre la clamorosa serie di quadri fatti assemblare nel nobile contenitore palladiano da Goldin, il demiurgico curatore che si stupisce della sterilità della città. I visitatori del complemento vedranno infatti installazioni. Non è questo il linguaggio dell’arte contemporanea? Della metropoli diffusa? Le installazioni? Sì! Il fatto è che a Vicenza le installazioni dotate di una certa fama sono purtroppo solo militari. Altre non se ne vedono in giro. Un vero peccato, perché contraddice la vocazione culturale di Vicenza che il marchio UNESCO voleva incrementare.

Un passo medio. C’è dunque qualcosa che non va in questo UNESCO. C’è una vergogna bidirezionale. Vicenza che si vergogna di se stessa e l’UNESCO che è vergognoso perché non ha voluto fare quello che era suo dovere fare. La verecondia della parola latina è poca cosa. Qui ci vuole qualcosa di più. Qualcosa che parli un linguaggio chiaro, arcaico e contemporaneo, visibile, inequivocabile, che esprima il colore della vergogna all’ennesima potenza perché non è tangibile. Misurabile. Qualcosa che si spande. Al di là dei limiti di extraterritorialità che la vergogna non contempla. Anzi di extrapersonalità.
Perciò: vergonatevi Sindaci, vergognatevi Cooperative Rosse, vergognatevi Industriali, vergognatevi Commissari, Ministri, Governo, Parlamento Italiano. Vergognati UNESCO.

Un passo fermo. La Vergogna. Questo è il sentimento del cittadino che si affaccia da Monte Berico.

Viene da sé che la nostra vergogna la esprimeremo in modo civile, con una performance collettiva che supera in un colpo solo tutto il disimpegno e la veste che Vicenza continua a indossare ad arte. A cosa serve l’arte se addolcisce la coscienza civile degli uomini, se compensa le barbarie, se ci chiude dentro a spazi nobili che non hanno alcuna relazione con l’ambiente, con l’esterno, con la terra in cui si vive? Se non dice: “Ehi amico: visto questo quadro, esci fuori! Io ti ho dato la capacità di indossare il mio abito mentale, di abitare per un momento in un altro luogo, di vedere, di capire, di interrogare i tuoi sensi, in definitiva di agire. Insomma, non so come dirtelo: l’arte dentro a una stanza è solo il primo passo per uscire fuori dal tuo mondo chiuso e manipolabile da chi lo usa a suo uso e consumo!”. L’arte, vorrei dire, è un dono che l’artista ci fa per il nostro bene. Un’alleanza segreta che l’artista vuole contrarre con te e che nessun rapporto clientelare può rendere merce. Neppure il più astuto tra i galleristi o tra i curatori d’arte.

Camminate quindi vicentini, visitate la mostra di Goldin, per poi salire in alto. Sarà ancora più facile trovare la risposta alla domanda che io continuo a fare alla memoria di Palladio, ad Andrew Palladio, ogni volta che salgo sul piazzale di Monte Berico e guardo giù. La risposta che mi arriva è sempre la stessa, da cinque anni.
Vergogna. Vicenza. Vergogna.
Sui generis UNESCO?
Vicenza. Patrimonio vergognoso dell’UNESCO.

Un passo sospeso. Vergogna è un titolo originale per un’opera d’arte. Che ne pensi Goldin? Se l’arte fosse solo fatta di fumo e di formulazione di un pensiero, non saresti concorde con me che Vergogna è un bel titolo. Te la immagini la faccia di un artista o di un qualsiasi cittadino indignato di fronte alla cosa più abominevole che gli possa capitare sulla sua terra, dove i suoi figli vanno a scuola nel baricentro geografico non in guerra più militarizzato che esista al mondo su suolo urbano? Ti ricordi che cos’è l’urbe romana? E la civitas? L’urlo di Munch non sarebbe sufficiente. Non si sentirebbe, né si vedrebbe. Io immagino che a tutti –  artisti e persone – esca fumo rosso dalle orecchie. La terra stessa immagino irata. E fumante. Rossa di rabbia, direttamente proporzionale alla vergogna che riverseremo ad eternum su chi ha la colpa di avere trasformato una città culturale in una città militare.

L’8 dicembre – giorno dell’Immacolata Concezione – daremo voce visibile a questo titolo e all’affermazione che l’accompagna. Il rosso nel giorno del bianco. Faremo, tecnicamente, una performance di contrasto – quasi fosse un sortilegio chimico-onirico – all’installazione militare. Perimetrale. Una disinstallazione temporanea. Uno sconfinamento dove non possiamo mettere il naso ma possiamo mettere il fumo. Per alimentare un nuovo immaginario, invadendo l’ininvadibile, la potenza americana. Il fallimento di Obama, premio Nobel prematuro per la Pace. Lo faremo per dare ossigeno alle nostre coscienze e per non desistere dalla nostra lotta. Vi immaginate i militari americani a combattere il fumo rosso della vergogna che supererà il loro impotente filo spinato? Noi saremo sempre come quel fumo. Imprendibili. Inclassificabili. Inviolabili.

Amiamo Vicenza, i Colli Berici, i Lessini e le Prealpi che fanno da piede alla Dolomiti e siamo pronti a presidiare la città e la nostra terra con fermezza civile, senza mai usare violenza, senza retrocedere di un passo di fronte alla volgarità politica che ha generato questa mostra. Ops. Questo mostro. Una città militare. Un complesso di installazioni militari il cui unico frutto certo è la morte. L’economia di morte.

E lo faremo a prescindere dall’UNESCO. Alla faccia ipocrita di chi ha elaborato le compensazioni. O altri generi di prodotti culturali compensatori. Merci senza processo. Città senza cittadini.

Che la pace torni tra noi.

Alberto Peruffo

 

NOTA OPERATIVA
La performance si svolgerà allo scoccare delle 12.10 di sabato 8 dicembre 2012 e necessita di 100 persone serie e responsabili. Ad ognuna di esse sarà consegnato un fumogeno boetta da 3 minuti, ecologico e notificato, che dovrà essere riconsegnato alla fine.

Le adesioni saranno raccolte da domenica 30 settembre durante l’iniziativa di digiuno del Coordinamento Cristiani per la pace e all’indirizzo mail vergogna.unesco@gmail.com

I dettagli saranno spiegati personalmente alle 50 persone coinvolte.

Si invitano i partecipanti a inviare una mail congiunta a
p.totcharova@unesco.org; m.marana@unesco.org; icomos@icomositalia.com comm.unesco@esteri.it; info@lineadombra.it; vergogna.unesco@gmail.com
con scritto in oggetto
VERGOGNA. VICENZA PATRIMONIO VERGOGNOSO DELL’UNESCO
inserendo nel testo un vostro personale pensiero e il seguente link:

1. http://www.iborderline.net/frontline/2012/04/qui-vicenza/  (entrate su questa pagina per vedere il recente reportage sulla Base Dal Molin dal titolo QUI VICENZA // AB NORME EXTRA RATIO)

2. http://www.antersass.it/vergogna.htm  (la pagina dell’azione VERGOGNA. VICENZA PATRIMONIO VERGOGNOSO DELL’UNESCO)

3. http://www.facebook.com/events/459863590716972/  (la pagina FB come azione di rinforzo digitale a VERGOGNA. VICENZA PATRIMONIO VERGOGNOSO DELL’UNESCO)

 

TESTI DI APPROFONDIMENTO E DI PROPOSTA

«“Accordi” internazionali per finalità che violano principi fondativi del Diritto internazionale e del Diritto costituzionale, che assommano alla non pubblicità la ‘forma semplificata’ in flagrante violazione della Costituzione, che avallano l’uso del territorio nazionale per l’impiego del militare a fini non strettamente difensivi, che fanno di un insediamento urbano un target militare ad altissimo rischio, che coinvolgono nel rischio intere popolazioni, territori e beni artistici internazionalmente protetti, che offendono la retta coscienza, vanno denunciati unilateralmente per manifesta incostituzionalità e manifesta illegalità internazionale».

[Antonio Papisca, Cattedra Unesco. Testo della Conferenza Unesco per Vicenza organizzata da Alberto Peruffo il 3 ottobre del 2008]

L’UNESCO può decidere di togliere l’egida Unesco alla città militare di Vicenza, prendendo atto che la Base ormai è stata fatta, illegalmente, contro i principi stessi dell’UNESCO; o di mantenere l’egida a una condizione: riconvertire la base militare in qualcosa di culturalmente utile. Noi proponiamo la riconversione in un campus universitario di livello internazionale, anche americano, di quelli che tutto il mondo invidia per le conoscenze, specializzato in architettura, considerato che Vicenza è la Città del Palladio e preso atto che la Risoluzione numero 259 del Congresso Americano datata 6 dicembre 2010 ha riconosciuto Palladio “Father of American Architecture”. La stessa Facoltà di Architettura di Venezia potrebbe qui trovare il giusto spazio e le giuste sinergie internazionali per coltivare e condividere il patrimonio dell’architettura italiana che i suoi professori difendono e insegnano quotidianamente. E all’Architettura, in uno spazio così grande, potrebbero essere affiancate altre Arti e Discipline che hanno reso celebre il patrimonio culturale italiano.

[Testo tratto da Casadicultura.it per lanciare l'azione di rinforzo digitale su Facebook]

 


>> apri il ciclostilato A5 dell'operazione da stampare e piegare usato per la distribuzione

>> apri il volantino con la maschera dei FRATELLI DE MARCHI usata per la presentazione del 30 settembre a Monte Berico

 

STAMPA

formato WORD DOC della lettera e dell'operazione

formato WORD RTF della lettera e dell'operazione

formato WORD ODT della lettera e dell'operazione

 

 

 

 

CS del 30 settembre
Il VENETO non festeggia
le Giornate Europee del Patrimonio 2012 | VICENZA. PATRIMONIO VERGOGNOSO DELL'UNESCO | Piazzale di Monte Berico | Domani

30/09/12
h 9-12 15-19

annuncio ufficiale nuova opera-azione perimetrale area Ex Dal Molin prevista per l'8 dicembre 2012 e prima visione pubblica di documenti storici | la firma di Mario Rigoni Stern Asiago 2007, il documento della Cattedra Unesco Antonio Papisca per la Conferenza Unesco Vicenza-Padova 2008, l'alert ufficiale firmato dalla Presidenza Unesco Parigi Marzo 2010, lo stralcio del doc UNESCO WHC 10 34 com 7B Ottobre 2010 | strategie Avvocature 2011-2012 | obiettivo 2013 Out 2014 1994-2014? 20not20 | consegna fac-simili | digiuno parola stampa c/o Monte Berico Coordinamento Cristiani per la Pace

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string // giornata europea del patrimonio 2012 "regione"

TOSCANA 4050 results
LOMBARDIA 1620 results
VENETO 9 results (!) >> VICENZA -1 (from VERONA) = 0 results (zero)
/// Vicenza is a city with greater amounts of Cultural Heritage protected at European level. Source WHL
 


Alberto Peruffo | Montecchio Maggiore | VICENZA

 

 

photo by Alessandro Colombara
La differita sul palco del Festival No Dal Molin del TRISTE PALLADIO FUMANTE | Piazza dei Signori 5 settembre 2008

photo by Giulio Malfer
La seconda accensione de L'ITALIA S'E' DESTA. IL MONTE E' FUMANTE | Monte Summano 17 marzo 2011

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